The Originals 4×12: la fine dell’iconico ‘Always and Forever’

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Una cosa è certa: i tempi d’oro di The Originals sembrano essere solo un lontano ricordo. I personaggi che abbiamo imparato a conoscere nel corso di queste stagioni, e parte delle stagioni di The Vampire Diaries, sembrano esser diventati qualcun altro. Scelte troppo avventate, pensieri idioti, realtà non comprese nonostante siano sotto il loro naso… evidentemente a New Orlans è passato il tifone della stupidità e non ce ne siamo accorti.

I nostri protagonisti dormono letteralmente sugli allori. Voodoo Child (questo il titolo dell’episodio) è iniziato con i Mikaelson, Marcel e co. felici di aver sconfitto una volta per tutte la temuta Ombra. Da quando in qua in una serie tv fantasy la distruzione di un corpo equivale a morte certa? Sbaglio o l’Ombra era “in vita” anche quando non era in possesso di un corpo, sebbene fosse comunque più debole? Possiamo, senza problemi, arrivare alla conclusione che Klaus non si è addolcito dopo la nascita di Hope, e non si è neanche rammollito come credevo fino alla settimana scorsa, si è solamente rincretinito.

Ovviamente l’Ombra non è morta (avevate qualche dubbio?), ma si è impossessata proprio del gioiellino di casa Mikaelson, Hope, la quale, a detta della stessa villain, è “la strega più potente al mondo“. Per tale motivo, converrete con me, stona un po’ l’estrema volontà di Hayley di tenere lontana la figlia dalla crudeltà della famiglia. Andiamo bella mia, apri gli occhi! Volete davvero credere che l’ibrida fosse così cieca all’inizio da non comprendere l’oscurità presente in questa famiglia? Non le è venuto minimamente il dubbio, dopo le tante peripezie e ingiustizie subite proprio dai vari componenti?

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La cosa più esilarante, tra l’altro, è che il capro espiatorio dell’accusa di Hayley è proprio la sua (ormai) ex fiamma Elijah. Alla faccia dell’anima gemella!!! Per una volta che Elijah le ha mostrato la sua vera crudeltà, in un momento particolarmente difficile, lei invece di comprenderlo cosa fa? Gli volta le spalle. Personalmente non è giustificabile il suo comportamento; e non mi venite a dire che lo fa per proteggere la figlia, perché Hope è a tutti gli effetti una strega, anzi, la strega più potente al mondo, quindi non potrà mai tenerla al sicuro dalla selva oscura che è il mondo.

Insomma, il pezzo meglio di questa stagione è proprio Hope. Peccato che il prossimo anno cambierà l’attrice, Summer Fontana, e al suo posto subentrerà un’interprete più grande. In questa puntata Summer ha dimostrato una certa abilità nel passaggio da good girl a bad girl, interpretando al meglio, nonostante la sua tenera età, il suo personaggio posseduto dalla grandissima villain.

Le uniche soddisfazioni che mi potrebbe dare la quarta stagione sono Freya e Vincent. I due stregoni sono dei tipi tosti, e non possiamo non ammettere che, i veri protagonisti e salva situazione, stavolta, sono stati proprio loro. Klaus, Elijah, Marcel, Rebekah e Hayley sono degli ossi duri solo di facciata ormai, ma non dal punto di vista dei fatti. Marcel, tanto per prenderne uno a caso, è più interessato alle sue liaisons amoureux; Rebekah più impegnata a guardare con ostilità Marcel e la sua nuova cotta Sofya, piuttosto che accorgersi del cambiamento insolito della nipote. Ripeto: a New Orleans sono diventati tutti scemi; e si sa… la mamma dei cretini è sempre incinta.

Avrei da dire una sola cosa in merito a questa ‘relazione’ tra Marcel e Sofya… King of New Orleans FINISCILA CON QUESTA FARSA.

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Ovviamente in mille non riescono a fare un cervello, e nonostante i vari tentativi, non riescono a scacciare l’Ombra dal corpo della piccola. L’unica cosa da fare per salvare Hope a questo punto, a detta di Vincent, è dire addio al loro motto di famiglia, Always and Forever. Chissà cosa avrà voluto dire Vincent con questa affermazione.

Scopriamolo insieme la prossima settimana con il finale di stagione di The Originals.

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About Author

Telefilm e Cinema addicted, è laureata in “Progettazione e Gestione di Eventi ed Imprese dell’Arte e dello Spettacolo” con una tesi che ripercorre le doti attoriali di Tom Hanks, evidenziando in particolare le sue sei interpretazioni in “Cloud Atlas”. Fa parte dello staff organizzativo del Florence Korea Film Fest e del Dragon Film Festival.

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