The Place: la recensione del film di Paolo Genovese

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In un anonimo bar, The Place, si incrociano le vite di nove “perfetti sconosciuti” alla ricerca del soddisfacimento dei loro desideri. Tutto si può ottenere, ma niente è gratis. Infatti, le loro richieste verranno esaudite a patto che portino a termine dei compiti quasi sempre spregevoli, assegnati da un uomo misterioso (Valerio Mastandrea), perennemente seduto con il suo libro di contratti aspettando, in quel crocevia di passaggio, nuove anime da testare.

I dettagli sul luogo sono omessi e l’identità del personaggio di Mastandrea rimane volutamente ambigua, perché ciò che conta non è la particolarità, ma l’universalità delle tematiche affrontate. Cosa sareste disposti a fare per realizzare i vostri più intimi desideri? Fino a che punto pieghereste la vostra morale per ottenere quello che volete? The Place, l’ultima opera di Paolo Genovese, ruota intorno a questi dilemmi etici, adattando per il grande schermo l’enigmatica serie The Booth at the End, attualmente disponibile su Netflix. Il regista, qui anche nelle vesti di sceneggiatore insieme ad Isabella Aguilar, sceglie un’opera che gli permette di sfruttare ancora una volta la formula risultata vincente in Perfetti Sconosciuti: un’unica location che si trasforma in un teatro, dove vanno in scena le debolezze, le paure e i sogni dei personaggi – quasi pirandelliani – che si svelano davanti all’uomo misterioso.

The place recensione

Se il precedente film mostrava quanto poco conosciamo le persone che ci stanno intorno, The Place palesa quanto poco quanto è difficile conoscere se stessi, costringendo i personaggi a confrontarsi con la loro anima più oscura, spingendolo a chiedersi se davvero l’occasione renda l’uomo ladro. L’azione è presente sullo schermo solo nelle sue ricadute psicologiche sotto forma di racconto, come conseguenza di qualcosa che non vediamo, ma ascoltiamo.

Presentato alla Festa del Cinema di Roma come un film coraggioso e in controtendenza all’interno del panorama cinematografico italiano, la pellicola trae in realtà la sua forza dal materiale originale, ben più innovativo del risultato filmico, più che dalle modifiche di Genovese e Aguilar, che si sono limitate a pochi accorgimenti per intrecciare meglio i vari episodi. Alessandro Borghi, Marco Giallini, Valerio Mastandrea, Vittoria Puccini, Vinicio Marchioni, Alba Rohrwacher, Rocco Papaleo, Silvia D’Amico, Silvio Muccino, e Sabrina Ferilli: Genovese richiama a sé un cast di tutto rispetto che purtroppo intrappola in prevedibili intrecci e in una retorica che allontana quelli che dovrebbero essere universali e drammatici interrogativi etici dal pubblico. The Place si riduce così a un tentativo di dare una boccata d’aria fresca al panorama nostrano, ma che riesce solo a metà nel suo intento.

6.0 Ni

Adattamento italiano di una serie ben più innovativa, The Place è una che pellicola che indaga la parte più oscura delle persone riproponendo, con le dovute differenze, la formula del successo di Perfetti Sconosciuti, ma avendone perso la forza.

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Cinefila e telefilm dipendente, ha promesso di trovare qualcosa da scrivere su di sé, ma è rallentata dalla sua tendenza alla procrastinazione. Dicono che sia figlia unica, ma ha un cane.

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