Durante l’edizione dello scorso anno del Sundance Film Festival sorprese pubblico e critica un particolare documentario prodotto da HBO: TickledIl soggetto iniziale da cui parte il racconto di David Farrier, giornalista neo-zelandese co-regista del film, è dei più assurdi: il solletico. Più precisamente, gare di resistenza al solletico, organizzate dall’agenzia Jane O’Brian Media. Nel momento in cui ha provato a contattare l’organizzazione, è partita una vera e propria odissea in un universo oscuro di cyber bullismo, minacce, diffamazione, furto di identità e pornografia. Tutto questo partendo da degli, apparentemente, innocui video di ragazzi che si fanno il solletico. Un viaggio che ha messo in serio pericolo anche i registi del film, Farrier e il suo amico Dylan Reeve, e la produzione.

Tickled, fin dai primi fotogrammi, è caratterizzato da una ben precisa costruzione visiva che, mano a mano che il racconto si addentra nelle torbide vicende legate alla figura di David D’Amato, il genio malvagio che ha usato e manipolato migliaia di ragazzi per dar sfogo alle proprie voglie sessuali, acquista sempre di più i connotati di un reportage giornalistico. In effetti, il film può essere ascritto alla categoria delle inchieste giornalistiche. Ciò che sorprende dell’opera è, ovviamente, l’assurdità della vicenda: minuto dopo minuto, ci si chiede se tutto ciò che le immagini e la voce fuori campo di Farrier stanno raccontando sia vero o semplicemente un episodio di Black Mirror scritto da Charlie Brooker.

Tickled tocca vari argomenti, come il rapporto tra utenti sul web, il bullismo, la sopraffazione, incanalandosi in questioni molto più delicate, come la pornografia e i feticismi. Però, ciò che il film trae dalla vicenda raccontata e che non scorda mai di sottolineare è il potere: utilizzo sconsiderato di esso che si trasforma in assuefazione e infine sfocia in una vera e propria perdita di controllo di se stessi e delle proprie azioni.

Share.

About Author

Leave A Reply