Trust: la recensione della nuova serie

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C’è qualcosa, nel caso del rapimento Getty, che attira incontrollabilmente il nostro interesse: nel giro di pochi mesi è diventato il soggetto prima di un film, Tutti i soldi del mondo, e poi di una serie, Trust. O meglio, della prima stagione, dal momento che la serie ha una struttura antologica. Il true crime, sempre più gettonato, stavolta mette in scena il sequestro del sedicenne J. Paul Getty III, avvenuto a Roma nel 1973, e la successiva trattativa per il riscatto, che il ricchissimo nonno della vittima, il magnate del petrolio Jean Paul Getty, si rifiutò di pagare.

L’episodio d’apertura ruota tutto intorno alla figura di quest’ultimo: interpretato da uno strepitoso Donald Sutherland, l’anziano tycoon si presenta come un uomo dalle molte contraddizioni. Getty disprezza i suoi familiari e considera deludenti tutti i suoi figli, ma si diverte a metterli costantemente alla prova. Si circonda di ogni lusso, compreso un vero e proprio harem di amanti di cui fa parte la giovane Luciana (Veronica Echegui di Fortitude); ma ogni sera lava a mano la sua biancheria e tiene conto di ogni singolo centesimo, arrivando a installare un telefono a gettone nella sua villa, ad uso degli ospiti.

Tra questo avaro dickensiano e suo nipote Paul, che ha il volto del talentuoso Harris Dickinson, nasce un rapporto di stima basato sui tratti comuni come intraprendenza, temperamento artistico e una certa stravaganza. Ma la sregolatezza del giovane mette fine al sogno di suo nonno di farne l’erede dell’impero Getty. Nella sua romanzesca ricostruzione dei fatti, Trust prende per buona l’ipotesi, in seguito smentita, che fosse stato proprio Paul a organizzare il suo stesso rapimento, allo scopo di estorcere denaro al patriarca.

Il pilot non concede ancora nulla sul rapimento in sé, limitandosi a raccontarne gli antefatti; fra questi, il rapporto tempestoso tra il ragazzo e suo padre J. Paul Getty Jr. (Michael Esper), incoraggiato dalla nuova compagna Victoria (la Hannah New di Black Sails). Il tutto però si percepisce come lontanissimo dallo spettatore, sul genere “anche i ricchi piangono”: il mostruoso Getty Senior, per quanto la sua crudeltà sia divertente, non ispira certo simpatia, ma nemmeno il suo scapestrato nipote, un allegro irresponsabile che dovrebbe attirarsi la nostra stima semplicemente essendo gentile con la servitù e portando una ventata hippie nel mausoleo che è la tenuta di suo nonno.

Che la vicenda privata diventi una metafora dei tempi, dello scontro generazionale e del potere corruttore della ricchezza, è molto interessante e pone un obiettivo ambizioso alla serie; ma tentare di rappresentare l’epoca in ogni dettaglio toglie spessore ai personaggi, e il quadro che ne viene fuori manca di sottigliezza. Basti pensare alle scelte musicali, pur apprezzabilissime, che comprendono Pink Floyd e Rolling Stones, o al continuo contrasto tra i piedi di Paul, scalzi sotto i jeans scampanati, e l’opulenza di cui si circonda Getty. La simbologia non potrebbe essere più palese, ma le sfumature non sono una priorità per lo sceneggiatore Simon Beaufoy (The Millionaire, Hunger Games) né per il regista Danny Boyle (Trainspotting).

Dovremo dunque aspettare l’entrata in scena di Hilary Swank nei panni di Gail Getty, la madre del giovane Paul, per trovare un personaggio con cui sia più facile identificarsi. Per il momento apprezziamo la costruzione meticolosa dell’intreccio e il cast di alto livello, che comprende Brendan Fraser nel ruolo dell’investigatore James Fletcher Chace, e sul fronte italiano conta anche Luca Marinelli, Giuseppe Battiston e Andrea Arcangeli.

Trust debutterà il 28 marzo su Sky Atlantic.

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About Author

Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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