François Gautier è un violinista. La sua vita scorre grigia fra concerti e lezioni a giovani allievi. Tutto sommato la sua è un’esistenza piatta, se non fosse per un piccolo problema che la rende colma di ansia e di terrore: il signor Gautier è tirchio da far spavento.

Il volto comico di Dany Boon ritorna a trasmettere fobie paralizzanti, ossessioni che raggiungono livelli talmente estremi da impedire alla vita di scorrere normalmente. La forza della commedia di Fred Cavajé risiede proprio in questo fondo sostanzialmente drammatico che dona spessore ad ogni commedia che si rispetti: l’essere tirchio del signor Gautier non è descritto in modo accessorio o superficiale, il signor Gautier è tirchio sul serio, la sua è una vera e propria malattia e questo gli  rende la vita davvero impossibile. Gautier è vittima dell’assurdo minuto dopo minuto. Dopo Supercondriaco Dany Boon presta nuovamente il suo volto e il suo corpo al servizio della fobia incondizionata. E qui non si scherza davvero. Francois suda freddo e scappa quando lo spesa di denaro lo minaccia, e lo sappiamo bene, la minaccia si annida ovunque. Non solo nella bolletta della luce ma in tutto ciò che riguarda la casa,  nel supermercato, nel muoversi in giro per la città.

un tirchio quasi perfetto 2

D’altronde si sa, una fobia non è tale se non coinvolge a tutto tondo la quotidianità. E nella quotidianità rientrano anche gli affetti, le relazioni con gli altri, le cene, le uscite serali, lo svago. Con la bella Valérie ad esempio, interpretata da Laurence Arné, altro grande punto di forza di questa commedia. Valérie è anch’essa attorcigliata, anche se meno visibilmente, nelle sue timidezze e nei suoi borbottii. Per tutto l’andamento di Un tirchio quasi perfetto, François Gautier non riesce a superare se stesso, è vittima indiscussa e continua della sua ossessione e  quando la vita lo mette di fronte ad una svolta inevitabile dovrà davvero lavorarci su.

Se da un lato capita che il film di Cavajè stoni e cada in svolte fin  troppo prevedibili, dall’altro siamo di fronte un prodotto che sa divertire, che sfrutta a dovere i suoi attori in momenti esilaranti che non temono mai di raggiungere l’assurdo. E anche se una commedia non dovrebbe mai scadere in attimi retorici, (soprattutto perché è un genere che si presta  facilmente a questo tranello) certi scivoloni di Un tirchio quasi perfetto si possono comunque perdonare se si tiene conto dell’estrema onestà con cui si tratta la fobia e di scene talmente paradossali da divertire a fondo lo spettatore.

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