Gettando anche uno sguardo superficiale all’intero percorso filmico intrapreso negli anni dai fratelli Taviani, è facile pensare che l’adattamento cinematografico di Una questione privata, uno dei romanzi più famosi di Beppe Fenoglio, sia da considerarsi come una tappa che poteva esser già stata attraversata tempo fa. Indipendentemente dal periodo storico trattato, tra l’altro uno dei loro analizzati più frequentemente, la ricerca del “paradiso perduto” del partigiano Milton è lo strumento narrativo perfetto per trattare ancora una volta la serie dei temi a loro più cari.

Nell’estate del ’43, Milton (Luca Marinelli), Giorgio (Lorenzo Richelmy) e Fulvia (Valentina Bellè) trascorrono le giornate nella spensieratezza delle loro giovani età. Tra un innocente ballo e un ascolto dell’intramontabile Over the Rainbow, la ragazza ama giocare con i sentimenti dei due dal caratteri diametralmente opposti (l’uno è pensoso e riservato, l’altro bello e introverso). Un anno dopo, Milton, diventato partigiano, si ritrova davanti alla villa semi-abbandonata e subito cominciano a riaffiorargli dei ricordi legati alla bella Fulvia (che però non sente da molto tempo). La custode lo riconosce immediatamente e, dopo una breve conversazione nostalgica, insinua un dubbio: Fulvia sembra aver avuto una vera ma segreta relazione amorosa con Giorgio. Accecato da un’irrefrenabile gelosia, Milton parte per una disperata ricerca della verità, arrivando anche ad allontanare dal suo cuore la fondamentale e più calzante lotta partigiana. Dopo aver attraversato lunghe distanze nel nebbioso e arido paesaggio delle Langhe, Milton scopre che Giorgio è stato fatto prigioniero dai fascisti.

Una questione privata

La particolarità del libro di Fenoglio (e di conseguenza quella del film) è che, nonostante la drammatica cornice della guerra civile, l’arrancare disperato di Milton tra le nebbie delle Langhe è simbolo non tanto del contesto quanto invece del suo dramma tutto personale, privato per l’appunto. Di fatto, “l’impazzimento d’amore” di ariostesca memoria è il vero fulcro di Una questione privata e i fratelli Taviani hanno voluto appositamente “giocare” sui sentimenti umani (e cosa li scatenano) più che sulla narrazione di uno degli episodi più terribili della storia italiana. Così, in immagini, la nebbia diventa uno strano e inquietante fluido da cui emergono figure, pensieri, ricordi, magari scatenati anche da una canora madelaine proustiana (non solo viene ascoltata nella sua traccia originale, ma Over the rainbow è stata anche rimaneggiata dall’orchestra di Giuliano Taviani tanto da diventare un leitmotiv dolce e malinconico) o da un’immediata e semplice associazioni di gesti.

Le emozioni che crucciano il volto di un sempre bravo Luca Marinelli, i piccoli e significativi gesti d’affetto (fondamentale il fugace incontro di Milton con i proprio “presunti” genitori) e la nostalgia di un tempo felice ma perduto diventano automaticamente il fil rouge all’interno di una filmografia decennale, tanto anche da riprendere in molti punti la “splendente” veracità di una delle loro opere più riuscita, La notte di San Lorenzo del 1982 (ambientato nel ’43, tra l’altro). Se lì i bombardamenti tedeschi risuonavano solo nelle orecchie e nei cuori dei civili in fuga del paesino della Toscana, anche in Una Questione Privata l’orrore del guerra viene veicolato attraverso la percezione di chi la sta vivendo, tanto da associare il ritmo di una canzone jazz con gli spari di un mortale mitragliatore.

Purtroppo, c’è anche da dire che il cinema dei fratelli Taviani è un cinema vecchio stile, forse simile ad uno sceneggiato televisivo: lo dimostrano i terribili rimaneggiamenti in digitale della nebbia, un’imprecisa realizzazione dei costumi di scena e la troppa attenzione alla bella pronuncia più che alla ricerca del “vero” nella battuta (e questo è un problema di tanti attori italiani). Tutto questo non può non inficiare nella valutazione di un’opera onesta negli intenti, ma spesso non curata a dovere in tutte le sue tante e possibili sfaccettature.

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Indipendentemente dal periodo storico trattato, la ricerca del “paradiso perduto” del partigiano Milton è lo strumento narrativo perfetto per trattare ancora una volta la serie dei temi a loro più cari.

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Laureato in "Progettazione e Gestione di Eventi e Imprese dell'Arte e dello Spettacolo" con una tesi sul percorso registico di Noah Baumbach e, in particolare, sull'aspetto fotografico del suo "Frances Ha". Adesso, specializzando in "Storia e Critica dello Spettacolo". Incline alla disperazione quando qualcuno pone la domanda "qual è il tuo film/regista/attore preferito?" perché la risposta sarebbe sempre la stessa, ovvero un banale "io vivo di cinema".

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