Era il novembre del 1967 quando uscì il primo volume di Valérian and Laureline, la saga di fumetti creata da Pierre Christin e Jean-Claude Mézières incentrata sulle avventure di due agenti speciali interspaziali. Da allora, la serie ha influenzato, direttamente o indirettamente, numerose produzione sci-fi, prima di sbarcare al cinema con un proprio adattamento dal titolo Valerian e la città dei mille pianeti. Il film vede Dane Dehaan e Cara Delevingne nei panni dei due protagonisti impegnati a neutralizzare un misterioso nemico che minaccia la sopravvivenza di Alpha, una metropoli nella quale migliaia di specie diverse condividono il loro sapere e la loro cultura.

Diretta e sceneggiata da Luc Besson, che già si era avvalso della collaborazione con Jean-Claude Mézières per Il Quinto Elemento, la pellicola traduce il mondo dei due illustratori francesi avvalendosi delle ultime tecniche CGI e immergendo completamente lo spettatore in un universo colorato e abbagliante, grazie ad un 3D motivato e mai fastidioso. A differenza di altri sci-fi ambientati in futuri distopici, anche nelle scene più oscure Besson cerca la luce, un dettaglio luminoso che ricordi qual è il tono della pellicola e il suo vero scopo: il puro intrattenimento. È facile perdersi nei visual che lasciano senza fiato e che ci presentano un mondo folle, popolato da creature affascinanti; un mondo nel quale l’immaginazione sembra non avere limiti. Purtroppo, alla cura minuziosa del piano estetico, corrisponde una sceneggiatura banale, che si perde in scene eccessivamente lunghe, presenti solo ed unicamente per esaltare l’incredibile universo creato da Christin e Mézières. È debole anche la rappresentazione del rapporto tra Valerian e Laureline, uno dei fulcri narrativi della storia. Motore d’azione di rocamboleschi inseguimenti e salvataggi, la relazione si poggia sulla tensione romatica tra i due personaggi, dove a battute al vetriolo si alternano stucchevoli frasi fatte.

Valerian e la Città dei Mille Pianeti funziona solo nel momento in cui ci si abbandona completamente all’azione, interrompendo ogni logica e gustando i vari cameo; avendo la consapevolezza di trovarsi di fronte ad un film ambizioso, imponente e visivamente accattivante, ma che, privato della sua copertina scintillante, lascia ben poco a cui aggrapparsi.

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Cinefila e telefilm dipendente, ha promesso di trovare qualcosa da scrivere su di sé, ma è rallentata dalla sua tendenza alla procrastinazione. Dicono che sia figlia unica, ma ha un cane.

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