Il cinema di Todd Solondz è tra i più solidi e coerenti del panorama indipendente americano contemporaneo. La sua filmografia è un percorso che cresce con l’autore e con il tempo, in grado di contestualizzare problemi, personaggi e immagini in ogni sfaccettatura della vita e della società moderna. Le sue storie si concentrano sulla critica borghese di chi, per pigrizia o ineluttabilità, si arrende alla crudeltà della vita e si incastra nell’immenso ingranaggio creato dal nostro modo di vedere la stessa, quasi sempre senza vie d’uscita. Il comune denominatore dei suoi film è la morte, sempre vista di riflesso attraverso gli occhi di bambini e reietti, in generale dalle fasce deboli, coloro che da soli non possono e non hanno scampo. Non fa eccezione il suo ultimo gioiello presentato al Sundance Film Festival 2016, Wiener-Dog.

Questa volta lo sguardo del regista è lo sguardo di un piccolo ed inerme bassotto che, un po’ Ulisse e un po’ Virgilio, viaggia attraverso diverse linee narrative cambiando (o forse no) la consapevolezza nei confronti dell’esistenza di molti individui, schegge impazzite vittime di loro stessi e di un Moloch inesorabile. Gli ingredienti non sono poi tanto diversi dalle sue precedenti pellicole – l’humor nero e il pessimismo cosmico di fondo – e si mescolano nella ciotola del concreto e dell’attuale con il regista che sembra volersi togliere qualche sassolino dalla scarpa. Regalando, nonostante tutto, una gioia di presa coscienza nel percepire che il male non è altro che un modo diverso di dire bene. Assoluti protagonisti sono ancora una volta i bambini e i disabili, che nelle prime due storie fanno da supporto ai due If del bassotto, reggendo una scrittura tanto dolce quanto inesorabile. Ed è proprio questo tanto decantato If il protagonista concettuale della storia che vede protagonista Danny DeVito (un ormai distrutto professore di sceneggiatura alle prese con una nuova generazione spenta e cinematograficamente ignorante) ma anche il resto del film e della cinematografia di Solondz.

E se Dawn, protagonista di Welcome to the Dollhouse non fosse morta all’inizio di Palindromes? Eccola qui infatti, nei panni di Greta Gerwing, una ragazza impacciata e gentile, di quelle non adatte a vivere in una terra così pieno di cattiveria. Il mondo di Solondz è anarchico e reale, i suoi personaggi vivono e muoiono innumerevoli vite e tutti, sempre schiavi del what if vivono nuove possibilità. Per la prima volta la ragazza sembra avere uno scopo, vediamo finalmente una luce nella sua vita, ma resta comunque una giovane morta che esiste solo nell’immagine (e nell’immaginario) di Solondz, così come nell’ottica del bassotto. Wiener-Dog potrebbe sembrare un film politico ma a tratti non lo è affatto. È piuttosto il modo umano-troppo umano del regista per essere e dimostrare che l’anarchia cinematografica esiste, che il cosiddetto cinema indie altro non è che una sub-categoria commerciale fatta di indagini di mercato e festival alla moda dove protagonisti come Solondz non solo partecipano, ma prendono anche in giro il sistema, in maniera neanche troppo velata. Ma per quanto si possa lottare, la morte sarà sempre il traguardo ultimo.

Non c’è via di scampo infatti per l’autore, anche lui sarà costretto alla fine ad essere mercificato e robotizzato, all’interno di una teca di vetro o una gabbia, dopo che il sistema avrà piegato la sua volontà, addomesticandolo. Todd Solondz è il wiener-dog e al tempo stesso non lo è, ma potrebbe essere chiunque, dipende da noi e dai molteplici what if capire come e perché. Perdonando e dimenticando come in Life During Wartime e continuare ad amare, che è l’unica cosa che può fare a meno dell’if

 

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Da sempre cerco di distaccarmi da ogni moda e tendenza esistente, di fatto illudendomi. L'imprinting melodrammatico datomi dalla visione del Re Leone in tenera età mi ha permesso di crearmi categorie estetiche che a stento riesco e modificare. E poi mi lamento se sto antipatico a tutti. Complessato peggio di Bergman, logorroico come Allen, cerco di essere intelligente come Kubrick. Purtroppo mi riescono bene solo le prime due cose.

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