Wiston Churchill diceva che a volte l’uomo inciampa nella verità, ma che nella maggior parte dei casi si rialza in fretta e continua per la sua strada. Infatti, non c’è niente di più pericoloso e scomodo che far luce su quelle bugie,  quelle mezze verità su cui poggiano potenti interessi economici. Per farlo, bisogna avere un grande coraggio e un po’ d’ incoscienza, come nel caso del Dr. Bennet Omalu. Geniale neuropatologo forense,  Omalu passa il suo tempo ad interrogarsi più su come muoiono le persone che su come vivono. Non guarda la tv, non ha mai visto una partita di football e affronta il suo lavoro con un eccentrico zelo, iniziando ogni autopsia chiedendo ai cadaveri di aiutarlo a scoprire le cause della loro morte.

A seguito del precoce dicesso di una delle più grandi leggende del football americano, Mike Webster (David Morse), impazzito improvvisamente all’età di 50anni, Omalu dimostra il collegamento tra il football e l’insorgenza dell’encefalopatia cronica post-traumatica. L’ingenua convinzione del dottore di aver prodotto un’apprezzata ed utile scoperta scientifica si scontra però con la campagna mediatica della NFL, la National Football League, volta ad insabbiare e screditare i risultati della sua ricerca.

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Dopo aver firmato la sceneggiatura di La Regola del Gioco, il giornalista investigativo Peter Landesman torna al cinema con un altro film che ci mostra l’insidioso percorso che conduce alla ricerca della verità e, soprattutto, al suo riconoscimento. Nonostante la convincente prova attoriale di Will Smith nei panni del protagonista, Zona d’Ombra si scontra con le sue stesse intenzioni e la qualità della rappresentazione finisce per non reggere il peso della soggetto. In bilico tra melodramma e thriller, la pellicola, sebbene sia basata su una storia vera, appare finta in più frangenti, in particolare nelle scene tra il neuropatologo e la moglie. Infatti, con una regia che privilegia close-up, Landesman si focalizza sul personaggio di Omalu, senza tralasciare la sua vita privata, ma proprio quei momenti che  dovrebbero aiutarci a capire il protagonista, fanno perdere più volte il centro del film.

“Non penso di essere la persona giusta per questa scoperta” dichiara il protagonista. Noi ci chiediamo se Landesman lo fosse per dirigere questo film, un’opera interessante per il tema trattato, ma che poteva essere molto di più.

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Un film la cui rappresentazione non è all'altezza dell'importanza del tema trattato.

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Cinefila e telefilm dipendente, ha promesso di trovare qualcosa da scrivere su di sé, ma è rallentata dalla sua tendenza alla procrastinazione. Dicono che sia figlia unica, ma ha un cane.

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